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LIONS CLUB 

CIVITAVECCHIA PORTO TRAIANO




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ARTE.... e dintorni


UNA PITTRICE NEL NOSTRO CLUB

UN POETA TRA I NOSTRI SOCI

ANCHE LA MUSICA

PUBBLICAZIONI




UNA PITTRICE NEL NOSTRO CLUB

Tra i soci del nostro Club, si sta affermando sempre con maggior popolarità la signora Maria Teresa Romano, coniuge del socio Luigi Mattera.
Di seguito una breve biografia della sua vena artistica.
Maria 
Teresa Romano, è nata a Tarquinia , ma  abita a Civitavecchia dal 1963. Fin da bambina è stata amante del disegno e del colore che purtroppo non ha potuto curare con la dovuta attenzione. Si è accostata di nuovo nel 1995 all’arte  per l’incontro con il famoso pittore e ritrattista Manuel Barbato, sua unica allieva, che l’ha portata gradualmente a conoscere l’uso dei colori ad olio, della spatola e  la cura dell’aspetto romantico dei lavori eseguiti. I nudi, i paesaggi sono immersi in una atmosfera fantasiosa ed  irreale, tanto che ama definirsi una delle ultime romantiche della pittura contemporanea. Le sue opere sono delle vere e proprie esplosioni di luce, sono un inno al bello, un canto alla vita, i suoi colori, specialmente i gialli sono personalissimi ed inconfondibili. Nei suoi lavori c’è un tentativo di conservare un po’ di poesia da opporre allo sgretolamento sottile di una società che non ama e che non insegna ad amare.

Maria Teresa dipinge per se, la pittura le dà gioia e sofferenza e, come diceva il suo Maestro, è ” la più difficile delle amanti che vuole tutto da noi, e noi siamo pazzi di lei”.
In questi ultimi anni ha allestito mostre personali

·        A Civitavecchia presso:

 l’aula consiliare del Comune

 il Foyer del Teatro Traiano,

la Chiesa “San Giovanni di Dio,

il Teatro Nuovo Sala Gassman,

ha partecipato al 1° festival dell’arte figurativa ottenendo una menzione speciale.

 

·        A Roma presso:

“Galleria Splash”,

 “Arcobaleno”,

“ex Roma Club Monti”

Galleria espositiva via Baccina – “arteggiamoci”

Domus Talenti,”Emozionarti” 1° premio

Domus Talenti- “art shopping for Chrismas”

Domus Talenti –“Danza con l’arte”

Domus Talenti- “Art Festival”

Domus Talenti “Colorissimamente”

 Associazione “Utopia” di via degli zingari

Sale del Bramante “Effetto arte Expo”.

 

·        E’ stata premiata come finalista alla Protomoteca del Campidoglio nel 2013 per il Concorso ”Rosso Ferrari”

·        E’ stata scelta, in occasione dell’EXPO di Milano, tra moltissimi artisti, ad una mostra itinerante dal titolo “Il cibo dell’anima”.

·        All’estero ha partecipato ad una collettiva presso “Art Gallery” di Barcellona.


              


              

                

                  

                            


            

       

UN POETA TRA I NOSTRI SOCI

 

La fisionomia di un Club dipende anche dalle qualità peculiari dei suoi soci.

Nel Lions Club Civitavecchia Porto Traiano c'è stato fino a pochi anni fa  un affermato poeta. Si tratta dell'amico Emilio Riccobono che, con le sue rime, ci ha fatto conoscere  e capire meglio questa nostra città tanto ricca di ricordi, personaggi, eventi e tradizioni.

I suoi versi in civitavecchiese sono la più valida testimonianza del suo amore per l'ambiente cittadino e la sua gente. Il creativo socio Riccobono è ben radicato nel suo tempo; non ha mai, infatti, smarrito il contatto con l'evoluzione della società.

Come nel leone bifronte, nostro simbolo lionistico, nei suoi versi si trovano da una parte il passato e dall'altra il presente che si proietta nel futuro. Di questo sono testimonianza anche la molteplicità dei suoi interessi. Solerte funzionario pubblico, socio benemerito, insostituibile segretario del Club, brillante sommelier, appassionato alla conoscenza delle lingue straniere, ha praticato diverse discipline sportive.

Ha vissuto, fin dalla giovinezza, nel mondo della poesia e del teatro. Ciò, con esperienza di attore e con una feconda produzione poetica ed artistica. Presente in numerose aggregazioni artistico-culturali, ha ottenuto molteplici riconoscimenti per le sue poesie. Ampia risonanza ha avuto, tra gli altri, il premio perla migliore poesia connesso con la manifestazione del Carnevale cittadino del 2002.

Nel 1998 alcune sue poesie, pubblicate dal nostro Club in un libro, sono state presentate ai soci ed alla cittadinanza. Nel 2004 il Club ha realizzato un volumetto con le creazioni più recenti.

La produzione poetica dell'amico Emilio è quanto mai copiosa. In questa sede ne presentiamo solo una piccolo esempio affinché in molti possano apprezzare le sue creazioni:

Er  pescatore

Le biscottine de Natale

Ste  Leonesse

Er  Pendolare

ER  VETTURINO

Tenerezze

                 

Er  pescatore

Sona la sveja , l’arba ancora dorme,

le ciappole s’infila piano-piano,

s’arza e sbadja senza fa’ rumore,

cumincia la giornata ‘r pescatore.

 

 Lo sguardo s’è fermato su la moje,

passanno jà carezza le capelle,

illumina lampione ‘r coridojo,

er mare è tutto carmo, pare n’ojo.

 

Poe s’avvicina a l’artre cammerette,

 mentre se gode tutta la famija,

sorride quanno passa lì vicino,

 s’incanta, jé sorride er nipotino.

 

Er tempo vola, pare cheff’apposta,

se sbriga a beve ‘na tazza de caffè,

l’aspetta er peschereccio l’ANNUNZIATA,

speranno che va bene ‘sta giornata.

 

‘R silenzio de la notte l’accompagna,

 un cane ruspa dentro la monnezza,

se vede er porto tutto ‘mbrillantato,

quant’emozzione da mancatte ‘r fiato.

 

Le cime so’ tirate dentro bordo,

comincia già ‘r segnale de manovra,

se sente ‘n gran rumore de motore,

sarpa sull’onda Franco ‘r pescatore.

 

 

Le biscottine de Natale

                                        Tra poco adé la festa der Natale,

                                       ‘n antr’anno s’è n’annato come un lampo,

                                       er pupo piagne, vo’ ‘na caramella,

                                       se sent’ avvicinà la “pastorella”.

                                                       La gent’è ‘ncappottata pe’ le strade,

                                                      cammina ‘n fila come ‘n processione,

                                                      d’addòbbe illuminate le vetrine,

                                                      s’arza ‘n profumo: so’ de biscottine.

                                        Quante ricorde de tant’anne belle,

                                       passate ‘n sieme a tutta la famija,

                                       quanno dovemio fa’ le biscottine,

                                       se divertimio come regazzine.

                                                       Adera tutto pronto lì ‘n cucina:

                                                      ova, cannella, mandole e candite,

                                                      burro, farina, quanto se ne pija,

                                                      un pizzico de sale e de vanija.

                                        Zucchero, nocchie, lievito pe’ dorci,

                                       circ’ottocento gramme de fondente,

                                       poe rimanemio ‘ntorno ar tavulino,

                                       nasceva dall’impasto ‘n filoncino.

                                                       Er forno acceso: centottantagrade,

                                                      le tielle stanno pronte tutte ‘n fila,

                                                      pure quest’anno co’ soddisfazione,

                                                      s’è rispettata questa tradizione.

                                        De biscottine n’ho magnate tante,

                                       quarcuno le chiamava “le tozzette”

                                       ma me lo sentenziò ‘r mi poro patre:

                                       so’ bone solo quelle d’aa tu matre.

 

 

Ste  Leonesse

                                E’ bello ritrovalle tutte quante,

                               pe’ ricordà ‘ste donne eccezzionali,

                               spesso ce fanno rabbia  pure ‘n sogno,

                               poe t’aricrede quanto ciae bisogno.

                                             ‘Sta sera poe nu’ stanno ne la pelle,

                                             pare che cianno ‘r ballo de San Vito,

                                             se ne so’ accorte d’esse corteggiate,

                                             de la serata so’ le festeggiate.

                               Quanta pazienza e quanto amore cianno,

                               pe’ sopportacce tutta la giornata,

                               e si pe’ caso la cena nun te va,

                               je metti ‘r broncio, pe’ fatte coccolà…

                                             Spesso je famo rabbia quanno dimo:

                                             domani ciò ‘r Consijo Direttivo,

                                             sabato c’è ‘n incontro giù ‘n Sezione,

                                             cor Presidente de Circoscrizione…

                               Nun ponno mae pià ‘n appuntamento,

                               perché de certo je lo famo perde,

                               e quanno so’  ‘ngrifate seriamente,

                               damo sempre la corpa ar Presidente…

                                              Ma finarmente arriva ‘sto momento,

                                              so’ tutte pronte le protagoniste,

                                              ridino spensierate a trenta denti,

                                              e noe potemo dì: semo contenti.

                               Donne stupende, moglie assae speciali,

                               Leonesse vere, sagge e amorose,

                               noe lo sapemo e ve lo posso dì,

                               senza de loro nun staremo qui.

 

 

                                                            Er  Pendolare

                                M’arzo a le cinque tutto ‘ntontolito,

                                mo’ ddà sbrigà si n’vojo perde ‘r treno,

                                le panne già so’ pronte ‘n cammeretta,

                                m’accenno mo’ la prima sigheretta.

                                          Nun ffà rumore, cerca de fa’ piano,

                                          si sveje ‘r pupo poe chi ce combatte,

                                          ‘n urlo agghiacciante che manco poe sapè,

                                          me so’ scottato cor bricco der caffè.

                                Ce lo sapevo, porca la pupazza,

                                tutte le giorne ce nnè sempre una,

                                ha aperto l’occhie ‘sto fietto caro,

                                quanno che piagne pare che ‘n sumaro.

                                           Me scapicollo cor ciuccetto in mano,

                                           nell’artra ‘n pupazzetto e ‘r sonajolo,

                                           sta’ bbono, nun te sbatte la cucuzza,

                                           te prego nu mollamme n’antra puzza…

                                Bravo! ‘Nté move! Famme fa’ la barba!

                                Vado de corza ar bagno e me spennello,

                                 pe’ nun bastà la coda ar gatto pisto,

                                 me sànguina la faccia come ‘n Cristo.

                                            Impescettato come ‘n vaso rotto,

                                            scenno le scale come ‘n forzennato,

                                            a la stazzione manco ce stà ‘r sardo,

                                            er treno cià du’ ore de ritardo.

                                 Nun ciò la forza manco de ‘ncacchiamme,

                                 quarcuno strilla co’ ‘r capostazzione,

                                 n’antro me chiede: scusi lei è Solare?

                                 Io je risponno: no, so’ pendolare!!!

 

 

                                                                                     ER  VETTURINO

                                            Le strade so’  ‘nfocate e sur serciato,

                                           ‘na carrozzella è ferma a la stazzione,

                                           magna ner sacco er fieno la cavalla,

                                           nun vede l’ora de tornà a la stalla.

                                                        Le cianche cià llungate er vetturino.

                                                       mentre co l’occhie fissa la marina,

                                                       je ciuccica ‘na mosca su per petto,

                                                       un passeraccio vola sott’ar tetto.

                                            Cara Gisella, qui ‘n se batte chiodo,

                                           spenno tutte le sorde a sigherette,

                                           la gente cià tradito per progresso,

                                           ‘n salisce più nissuno su ‘sto cesso.

                                                        Me pare iere quanno a Sant’Antogno,

                                                       annamio ar ghetto fora de la chiesa,

                                                       veniva Patre Pietro a benedicce,

                                                       quanto me piacerebbe de ristacce.

                                            Quanno trottave fiera per viale,

                                           aderi pe’ davero ‘na farfalla,

                                           ciavevi er soprannome “ Bella Chioma “

                                           mo’ nun te move più: stae sempre ‘n coma…

                                                         Svejte!!! Finarmente c’è ‘n cliente,

                                                        da come arranca pare ‘n sardegnolo,

                                                        see scojonata, ma nu lo fa’ capì,

                                                        annamie ‘n contro, prime che pjia ‘r tassì.

                                            Forza Gisè, volamo verso ‘r porto,

                                           fatte ar galoppo l’urtima fettuccia,

                                           domani avrae ner core ‘n emozzione,

                                           mo’ te lo posso dì: starae ‘n penzione.

 

 

                                                         Tenerezze

                                        E’ bello avé ‘na culla dentro casa,

                                       piena de giocarelle e de ciuccette,

                                       pulì la mmèscia tutte le giornate,

                                       tutte le bavarole so’ bagnate.

                                                           Poe a la sera, quanno jè viè ‘r sonno,

                                                           te sdraie finarmente sur divano,

                                                           la schiena a pezze, senti che te dole,

                                                           sotto le fianche ciae du’ sonajole.

                                       Fisse ‘r soffitto senza vede gnente,

                                       casca ‘na goccia dentro a lavandino,

                                       pense de datte ‘n po’ ‘na riposata,

                                       la pupa piagne: vo’ ‘n antra poppata.

                                                           M’arzo de botto, corro ‘n cameretta,

                                                           co’ le piedine ha ‘rzato la coperta,

                                                           brillino l‘occhie, sembrino du’ stelle,

                                                           profumo-borotarco su la pelle.

                                       S’azzitta la malandra… ner vedemmo,

                                       ride quanno a la porta vede er padre,

                                       adé contenta come ‘na pasquetta,

                                       zompa de più: ce sgancia ‘na puzzetta.

                                                           La tiro sù, me lecca tutto er viso,

                                                           me tira co’ le mano le capelle,

                                                           er padre se diverte da impunito,

                                                           co’ n’espressione da rincojonito…

                                       Se strigne e s’arrinnicchia contro ‘r petto,

                                       adé tranquilla, vede l’angioletto,

                                       er bacio che te sfiora de la mamma,

                                       la passerotta torna a fa’ la nanna.

 

 

 

 

ANCHE LA MUSICA

 

Anche la musica ha trovato spazio nel nostro Club.

Per diversi anni alcune delle nostre serate sono state, infatti, ingentilite da una buona musica per merito dell'ex socio Francesco Ceccarelli (per due volte nostro attivo Presidente, Lions  Guida del Lions Club di Montefiascone, Officer distrettuale per le iniziative musicali  e Officer distrettuale per la Fondazione LCIF).

Francesco Ceccarelli è diplomato in pianoforte al Conservatorio di S.Cecilia di Roma, abilitato all'insegnamento dell'Educazione musicale, fondatore della Corale Monteverdi di Civitavecchia, Direttore della Corale Haendel di Civitavecchia ed attualmente Direttore artistico dei Corsi musicali di Musicarmònia.

Nonostante i notevoli impegni professionali, è avvocato e insegnante, e familiari, si dedica con tenace impegno ad ogni attività di cui molto spesso è promotore.

Dobbiamo a lui l'organizzazione di tante apprezzate serate musicali di cui è spesso stato anche interprete. Gli siamo debitori, tra l'altro, di una riuscita serata verdiana  e di un ottimo meeting incentrato sulla sua conferenza su Vincenzo Pucitta. Questi, apprezzato musicista e compositore civitavecchiese  (1778-1861) fu noto, a suo tempo, anche fuori dei confini nazionali.

E' stato riportato all'attenzione della cittadinanza anche per merito dell'amico Francesco e del nostri Club. Durante la citata conferenza fu distribuito, per sua iniziativa, un disco, corredato da una breve pubblicazione esplicativa, con 22 brani tratti dalle opere del maestro Pucitta.

 

 

PUBBLICAZIONI

 

Il nostro Club ha provveduto a pubblicare due libri.

Uno è stato pubblicato in occasione del ventennale della fondazione del Club (anno 2008-2009); si tratta di un volume comprendente sia la “storia “ dei 20 anni del Club sia un omaggio a Civitavecchia (pubblicazione di “Da Centuncellae a Civitavecchia -  Storia della Città dalle origini al 1946”  redatta dagli storici locali  Odoardo Toti ed Enrico Ciancarini) .
La pubblicazione, voluta fortemente dall'allora Presidente del Club prof.ssa Anna Maria Vecchioni Meoli, è stata realizzata grazie alla generosa disponibilità due due citati storici cittadini e alla collaborazione di numerosi soci del nostro Club.
La pubblicazione è stata distribuita, nel corso dell’anno 2008-2009, alle scuole superiori di Civitavecchia, perché gli studenti possano essere stimolati ad approfondire la storia della propria città.
L'altro libro è stato elaborato nel 1993 con il titolo "Civitavecchia la mia città". La pubblicazione propone uno spaccato storico della nostra città, delle sue vicende e dei suoi personaggi attraverso un esame dettagliato della complessa toponomastica della città e l'esplicazione della denominazione di vie e piazze.
Si è trattato di un impegno molto oneroso per il nostro Club, realizzato grazie all'impegno degli allora soci Luigi Cascioni, Vincenzo Chiricozzi e G. Sassu  ai quali siamo estremamente grati perché, con questo lavoro, hanno fornito un'apprezzatissima dimostrazione di interessamento per la propria città.
Si tratta di un notevole elaborato che, seppure di agevole consultazione, ha richiesto un ponderoso lavoro pluriennale basato, tra l'altro, sulla capillare consultazione di archivi ufficiali.
Quattromila alunni delle scuole cittadine hanno avuto in dono nel 1993 una copia della citata pubblicazione. La sua diffusione non si è limitata alle scuole. Il libro è stato, infatti, richiesto da molti concittadini che hanno così riscoperto i personaggi e le vicende ricordate nel viario cittadino.    

 







 

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